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La scuola di nonna Caterina (nonna di Valentina)

Nonna Caterina mi ha raccontato un po’ della scuola di quando era piccina.

A quei tempi si andava a scuola fino alla 5^ elementare. C’era una sola maestra per tutte e cinque le classi.
La mia nonna la ricorda con affetto perché era molto buona e brava e siccome si era molto poveri i quaderni e la matina li davano il Comune – e guai a sprecarli! – mentre il libro bisognava restituirlo.

A riscaldare la scuola c’era una stufa a legna. Ogni bambino portava da casa un pezzo di legna così ci oteva riscaldare.

Quando si ritornava a casa, siccome non c’era mai cibo e si era sempre affamati, si mangiavano persino le radici di fiori e piante.

 

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La casa del nonno Giovanni (nonno di Paola)

Nella casa di mio nonno c’era il focolare e serviva sia per cucinare sia per riscaldare la cucina. Non c’era il riscaldamento nelle altre stanze.

Il lavello era in pietra e non c’era l’acqua corrente; l’acqua veniva raccolta dal pozzo con il secchio.

La casa di mio nonno aveva la corrente elettrica e serviva ad illuminare le stanze. Non c’erano radio, televisione, lavatrice o altri elettrodomestici.

Non c’era il bagno: per lavarsi usavano il catino, il secchio o il mastello.

I mobili erano pochi e molto semplici: in cucina c’era il tavolo e la credenza e nelle camere il letto e l’armadio.

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La scuola di nonna Luisa (nonna di Annasole)

Sono nata a Thiene l’11 febbraio 1949, la mia scuola si chiamava “Scarcerle”, era pubblica e distava dalla mia abitazione circa 300 metri quindi già in 1^ elementare andavo a scuola da sola.

L’anno scolastico iniziava il 1° ottobre. Avevo un grembiule nero con colletto e fiocoo bianchi.

La scuola era in pieno centro, era molto grande; si saliva dalla gradinata principale e a sinistra c’era il corridoio delle classi femminili mentre a destra quello delle classi maschili. Ricordo che c’era solo una classe mista.

Avevamo una sola maestra che ci insegnava tutte le materie, io andavo a scuola molto volentieri.

La classe aveva la cattedra sopraelevata, c’era una grande lavagna ed i banchi erano in legno; il nostro tavolo era attaccato al sedile da una pedana. Sopra il banco c’era il calamaio, perché la biro non esisteva ancora: ho iniziato ad usarla in 1^ media.

La cartella era tipo “diplomatica” in cuoio e conteneva qualche quaderno ed un solo libro, il sussidiario. L’astuccio era in legno perché doveva contenere matita, gomma e pennale con il pennino che intingevo nel calamaio per scrivere sul quaderno. Poi asciugavo con la carta assorbente.

Disegnavo con le matite colorate, non esistevano ancora i pennarelli.

La mia maestra non bastonava, però i maestri usavano la bacchetta per punire i maschietti, comunque non è mai morto nessuno!

In aula c’erano 4 file di banchi, nell’ultima fila venivano messe le indisciplinate oppure dietro alla lavagna. Ricordo la “canevera”, un’asta lunga in giunco che la maestra usava per indicare quello che era scritto sulla lavagna o per localizzare qualche luogo nelle cartine geografiche.

Anche la maestra aveva il grembiule nero.

Le lezioni iniziavano alle 8.30, la ricreazione era dalle 10.30 alle 11.00 e si finiva alle 12.30. Non c’era la mensa e neppure il rientro pomeridiano.

La maestra mi chiamava in catterda per scrivere alcune sue cartoline: diceva che avevo una bella scrittura, che poi ho rovinato con l’uso della biro.

Quando mia madre parlava con la maestra, quallo che diceva la maestra era “sacro”!

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