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L’investigatore storico

L’investigatore storico

INVESTIGATORI DELLA STORIA

Fare una ricerca storica è un pò come fare l’investigatore: per scoprire i fatti già accaduti servono curiosità, voglia di scoprire, desiderio di farsi domande e cercare risposte.

 

ECCO NOI DI CLASSE TERZA ABBIAMO FATTO GLI INVESTIGATORI E ABBIAMO SCOPERTO:

A me piace tanto la pipa del mio bisnonno Domenico, la teniamo in un angolo della taverna per ricordarlo.                                                   Il bisnonno Domenico che tutti chiamavano “Nini ” era il papà della mia nonna Marisa. Lui aveva dei bellissimi e lunghi baffi amava sedersi davanti alla porta di casa sua a fumare la pipa, salutava tutti ed era il più simpatico del paese.

Il bisnonno Antonio ha avuto la sfortuna di essere premiato cona la croce al valore di guerra. Sfortuna perchè questo simbolo rappresenta un premio dato a tutti gli uomini che hanno partecipato alla prima o seconda guerra Mondiale, un’esperienza indimenticabile. ha dovuto combattere contro dei ragazzi della sua stessa età. Il bisnonno era un alpino sempre pronto ad aiutare gli altri.

La mia bisnonna faceva i cappelli e le borse con i fili di frumento. Per dividere i fili di frumento usava un pettine che era fatto con un pezzo di legno e con attaccati dei denti di ferro.

Per fare i fili di frumento più grande o più fini usava dei setacci in ferro.

Per avvolgere i fili di frumento si usava un attrezzo di legno a doppia croce.

Il mio bisnonno ha ottantadue anni, a sette anni andava con suo papà a fare il muratore. ha imparato il lavoro, con questa cassola e insieme ad altri attrezzi si è costruito la propria casa a Valrovina.

Ha più di 70 anni, la usava mia bisnonna per andare a prendere l’acqua che serviva a fare da mangiare, bere, lavarsi …Quando era piccola lo usava tutti i giorni.

Lo usavano le mie bisnonne ma anche le mie trisavole. Il ferro da stiro a carbone risale al 1800 ed è stato sostituito nel 1926 dal ferro da stiro a vapore. era fatto di ferro battuto e di legno e composto di due pezzi: n coperchio e un contenitore. Per funzionare si metteva il carbone ardente nel contenitore, si chiudeva il coperchio, poi si stirava. La piastra si scaldava e le pieghe dei vestiti se ne andavano. Si doveva fare molta attenzione a non scottarsi e a non bruciare i vestiti.

iL rasoio apparteneva al mio bisnonno Giacomo, il nonno di mio papà. E’ a mano ed è di acciaio inossidabile ed infatti non è per niente arrugginito nonostante sia molto antico.  Probabilmente ha 70 anni o più. funziona così: ha due manopole, tiri verso dentro la manopola sinistra, così una lama si sposta tagliando i capelli. La vite serve a regolare la distanza fra le due lame. Il coperchio copre le lame, lasciando gli angoli aperti e copre solo davanti, una parte dei fianchi e una parte del sotto.

Questa caffettiera della mia bisnonna Obsolina. Ha un coperchio e sotto c’è un altro coperchio. Si apre e si mette l’acqua e poi la polvere del caffè si mette sopra. L’ha ricevuta in dono dalla sua mamma quando si è sposata.

Questa foto è stata scattata quando mia nonna frequentava la quarta elementare. Indossava un grembiule nero con il colletto e un fiocco bianco. Era il primo giorno di scuola- La sua unica maestra si chiamava Clara e viveva a Bassano. La nonna andava a scuola a Travettore di Rosà. Era abitudine cucire sul grembiule in numero romano l’anno di scuola con il filo rosso. L’anno nel quale è stata scattata questa foto è il 1960. La foto è in bianco e nero . Dietro la nonna sul muro si vede la carta geografica dell’Italia e un quadro di Papa Santo Pio. La nonna in mano non ha una penna cancellabile ma un pennino che doveva mettere nel calamaio per poter scrivere. Ogni mattina il bidello passava a riempire i calamai d’inchiostro. Questa foto mi piace molto perché la nonna ha uno sguardo deciso. Sicuramente la scuola della mia nonna non era uguale alla mia e tante cose sono cambiate.

Questo orologio è di mio nonno che l’ah regalato alla mia mamma.Sull’orologio c’è scritto il numero della fabbricazione che è 339644, la sua marca è slava ed è stato prodotto in Unione Sovietica. Sopra questa scritta c’è scritto “17 jewels” che vuol dire che si carica a manualmente girando la rotella, estraendo la rotella si cambia l’ora.

LA SERRATURA

Nella soffitta dei nonni ho trovato una serratura che è molto grande, aveva una funzione straordinaria. Allora funzionava così: mettevi la chiave dentro alla serratura a forma di uncino, la giravi e si apriva la porta. Se non avevi la chiave a forma di uncino restavi fuori. Questa serratura ha 100 anni e più. E’ arrugginita e molto vecchia. Portava al piano superiore della casa in montagna della mia nonna.

Il certificato di sanità personale del mio trisavolo. Ha almeno 100 anni. Era nato nel 1895, era di professione malghese e vendeva il formaggio che faceva lui.

Descrivo l’interruttore dei vecchi tempi, questo interruttore dietro ha una storia: era attaccato al muro fuori dell’entrata della casa in montagna e accendeva la luce che illuminava la strada. il mio papà si ricorda che quando era piccolo faceva la gara con suo fratello per chi lo accendeva di sera e chi lo spegneva al mattino. questo interruttore ha più di 70 anni.

Questo cannocchiale è di mio bisnonno che lo ha aiutato nella seconda guerra mondiale. Durante il 1943 fu catturato dai tedeschi e questo cannocchiale fu fatto prigioniero con lui. Con mio bisnonno il cannocchiale fece più di due anni in prigione e quando Giuseppe tornò a casa anche il cannocchiale tornò ed è ancora con noi.

Ho trovato delle carte d’identità molto vecchie che appartenevano ancora al comune di Valrovina. A firmare le carte d’identità non era il sindaco ma era il podestà .

La bisnonna per preparare il caffè usava il macina caffè. Da sopra metteva il caffè in chicco poi con la manopola girava e il caffè si macinava. Pronto per essere usato.

BOLLETTINO DELLA VITTORIA 4-11-1918

A caccia di CASTAGNE

“SON PICCINA E ROTONDETTA

SON DOLCINA, SON MORETTA.

SON DI RAZZA MONTANINA,

DELL’AUTUNNO SON REGINA.

SON DEI BIMBI LA CUCCAGNA

E MI CHIAMANO CASTAGNA“.

 

Martedì scorso, noi alunni di classe 1° e 2° siamo andati a CACCIA DI CASTAGNE.

Gentilmente la nonna del nostro compagno Gabryel ci ha ospitati a casa loro per vedere il CASTAGNETO.

Abbiamo osservato l’albero, i ricci, le foglie, i rami, la chioma, il terreno e….LE CASTAGNE.

Che bello!!!!! Poi le abbiamo addirittura mangiate!!!!!

I nonni di Gabryel sono stati veramente tanto gentili!!! GRAZIE DI CUORE.

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LA SCUOLA DEI NOSTRI NONNI

 

Noi alunni di classe TERZA in queste prime settimane di scuola abbiamo lavorato come dei veri STORICI per capire  com’era la scuola al tempo dei nostri nonni.

Visitando la mostra “Carta, penna e calamaio” (allestita a Valrovina dalla signora Caterina in occasione della Festa del maròn) e intervistando i nostri nonni abbiamo capito che la scuola di un tempo era molto diversa da quella di oggi.

E’ stata anche un’occasione per imparare tutti assieme a preparare le slide di una presentazione. 😛 

 

Un GRAZIE particolare a Caterina e ai nostri magnifici nonni!  😉 

Altri racconti, altre memorie … 2^ parte

….

Nonno Gianni e nonna Mirella raccontano a Filippo

Tutti e due, da piccoli, abitavano vicino al Silan. Tra i tanti giochi che praticavano  in alcune stagioni dell’anno c’era quello della pesca dei gamberi d’acqua dolce.Il nonno, più coraggioso, alzava i sassi in acqua e  con la mano li prendeva sul carapace, attento a non essere  pizzicato dalle chele che nei gamberi adulti erano potenti.Una volta raccolti, venivano messi in un catino colmo d’acqua perché non morissero.Il nonno Gianni , dopo aver portato alla sua mamma una buona parte dei gamberi pescati, ne tratteneva una certa quantità da fare un pranzetto con la nonna, che dalla bottega prendeva olio, sale e farina per cucinarli.

…. (altro…)

Altri racconti, altre memorie

Nonna Pierina racconta a Denise:

La nonna Pierina, che è la mamma di mia mamma, mi ha raccontato un fatto che le è successo quando era a scuola.

Un giorno, come molti altri, era più stanca del solito e la sua maestra riprese a leggere ai suoi alunni un libro che aveva iniziato qualche giorno prima. A mia nonna è sempre piaciuto ascoltare le letture ma quel giorno a

causa dalla stanchezza appoggiò la testa sul banco e senza accorgersene si

addormentò. Molto probabilmente il giorno prima, come spesso accadeva, al rientro da scuola doveva aiutare i genitori nelle faccende di casa o a lavorare sui campi e per questo i compiti che la maestra assegnava venivano fatti tardi andando a dormire quindi non molto presto.

Quando il racconto stava per terminare la sua compagna di banco con una gomitata la svegliò la maestra quando finì di leggere le disse:

Ma… buongiorno!!!”.

E mia nonna si scusò.

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Nonna Silvana racconta a Denise:

La nonna Silvana, che è mia nonna paterna, mi ha raccontato che quando era piccola salivano e scendevano molti greggi di pecore dalla montagna rispetto ad oggi e passavano, come capita anche in questi anni, vicino a casa.

Lei e altri quatto suoi amici un giorno videro un gregge e decisero di seguirlo per un po’ rimanendo comunque ad una certa distanza. Passato del tempo si accorsero che un agnellino era caduto in uno scolo dell’acqua piovana che era senza protezione e i pastori non se ne erano accorti.

Loro andarono lì vicino per tirarlo fuori dal buco e decisero di non avvisare i pastori perchè quasi quasi volevano tenerselo.

Solo che dopo avevano capito che avrebbero litigato molto spesso perchè ognuno di loro aveva una stalla e quindi tutti volevano tenerlo per sé.

Quindi decisero di andarlo a dire ai proprietari e mentre gli altri amici corsero a chiamarli, la nonna rimase vicino all’agnellino per fargli compagnia. Quando uno dei pastori arrivò, ringraziò tutti i bambini, prese in braccio l’agnellino e raggiunse il resto del gregge.

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Nonna Caterina racconta a Filippo:

Quando io andavo alle elementari, non facevamo le belle gite di tanti giorni come fate voi adesso.
Andavamo in passeggiate all’eremo di San Bovo, vicino a Privà.
Il nostro maestro Rino Filipucci ci scatto’ questa foto davanti alla chiesetta allora diroccata, ma ora ricostruita.
Era l’anno 1961 e non esisteva la fotografia a colori.
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Nonna Caterina è quella in basso a sinistra
foto nonnna caterina
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