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La scuola di nonna Franca (la mia mamma 🙂 )

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1931 – nonna Franca all’asilo di Marostica

Io sono in prima fila, la penultima a destra, dietro di me, vicino alla suora c’è mio fratello. Non mi piaceva andare all’asilo, la minestra che ci davano era uno schifo, tolto il sabato che facevano il riso con latte che a me piaceva tanto. Mangiavamo in un grande salone: le femmine a destra e i maschi a sinistra. Le grandi tavole avevano dei fori, grandi quanto un piattino da tè, dove veniva infilata una scodella di alluminio con la minestra. Accanto alla scodella, c’era il nostro bavaglino, portato da casa in un cestino di vimini nel quale la mamma aveva messo anche un panino con dentro marmellata o burro. Finito il pasto le suore ci accompagnavano nelle aule. Sul nostro banco dovevamo incrociare le braccia, appoggiare la testa e dormire. Proibito muoversi, parlare o alzare la testa: un vero supplizio perchè io non riuscivo a dormire.

Verso le tre ci accompagnavano in un cortile, abbastanza spazioso a giocare liberamente. Io passavo il mio tempo a cercare fra il ghiaino che c’era per terra, le perline che le mie compagne più ricche, avevano perso, per poi cercare di infilarle e farmi un braccialetto. Non ci sono mai riuscita!

Indossavo un grembiulino a quadretti bianchi e rosa e un colletto bianco. Come tutte le bambine povere, calzavo le ” sgalmare “. Erano degli scarponcini di cuoio duro e nero con la suola di legno bianca. Si camminava male facendo anche baccano. Tutti, bimbi e bimbe, avevamo i capelli corti così le suore facevano più presto a vedere se avevamo i pidocchi.

Alle 4 le mamme venivano a prenderci per accompagnarci a casa. Osservando ora la foto, vedo che i nostri visi sono molto seri, non ne parliamo di quelli delle suore che, vestite di nero, sembrano appena tornate da un funerale.

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