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Altri racconti, altre memorie … 2^ parte

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Nonno Gianni e nonna Mirella raccontano a Filippo

Tutti e due, da piccoli, abitavano vicino al Silan. Tra i tanti giochi che praticavano  in alcune stagioni dell’anno c’era quello della pesca dei gamberi d’acqua dolce.Il nonno, più coraggioso, alzava i sassi in acqua e  con la mano li prendeva sul carapace, attento a non essere  pizzicato dalle chele che nei gamberi adulti erano potenti.Una volta raccolti, venivano messi in un catino colmo d’acqua perché non morissero.Il nonno Gianni , dopo aver portato alla sua mamma una buona parte dei gamberi pescati, ne tratteneva una certa quantità da fare un pranzetto con la nonna, che dalla bottega prendeva olio, sale e farina per cucinarli.

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Altri racconti, altre memorie

Nonna Pierina racconta a Denise:

La nonna Pierina, che è la mamma di mia mamma, mi ha raccontato un fatto che le è successo quando era a scuola.

Un giorno, come molti altri, era più stanca del solito e la sua maestra riprese a leggere ai suoi alunni un libro che aveva iniziato qualche giorno prima. A mia nonna è sempre piaciuto ascoltare le letture ma quel giorno a

causa dalla stanchezza appoggiò la testa sul banco e senza accorgersene si

addormentò. Molto probabilmente il giorno prima, come spesso accadeva, al rientro da scuola doveva aiutare i genitori nelle faccende di casa o a lavorare sui campi e per questo i compiti che la maestra assegnava venivano fatti tardi andando a dormire quindi non molto presto.

Quando il racconto stava per terminare la sua compagna di banco con una gomitata la svegliò la maestra quando finì di leggere le disse:

Ma… buongiorno!!!”.

E mia nonna si scusò.

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Nonna Silvana racconta a Denise:

La nonna Silvana, che è mia nonna paterna, mi ha raccontato che quando era piccola salivano e scendevano molti greggi di pecore dalla montagna rispetto ad oggi e passavano, come capita anche in questi anni, vicino a casa.

Lei e altri quatto suoi amici un giorno videro un gregge e decisero di seguirlo per un po’ rimanendo comunque ad una certa distanza. Passato del tempo si accorsero che un agnellino era caduto in uno scolo dell’acqua piovana che era senza protezione e i pastori non se ne erano accorti.

Loro andarono lì vicino per tirarlo fuori dal buco e decisero di non avvisare i pastori perchè quasi quasi volevano tenerselo.

Solo che dopo avevano capito che avrebbero litigato molto spesso perchè ognuno di loro aveva una stalla e quindi tutti volevano tenerlo per sé.

Quindi decisero di andarlo a dire ai proprietari e mentre gli altri amici corsero a chiamarli, la nonna rimase vicino all’agnellino per fargli compagnia. Quando uno dei pastori arrivò, ringraziò tutti i bambini, prese in braccio l’agnellino e raggiunse il resto del gregge.

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Nonna Caterina racconta a Filippo:

Quando io andavo alle elementari, non facevamo le belle gite di tanti giorni come fate voi adesso.
Andavamo in passeggiate all’eremo di San Bovo, vicino a Privà.
Il nostro maestro Rino Filipucci ci scatto’ questa foto davanti alla chiesetta allora diroccata, ma ora ricostruita.
Era l’anno 1961 e non esisteva la fotografia a colori.
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Nonna Caterina è quella in basso a sinistra
foto nonnna caterina
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Al tempo dei nonni – esplorazione del passato recente

Finalmente riusciamo a pubblicare questo notevole lavoro che ha coinvolto la classe 2^ per lungo tempo.

Durante il 2° quadrimestre infatti abbiamo invitato in classe nonne e nonni per ascoltare com’era la loro vita quando erano bambine e bambini.

Non tutti i nonni sono potuti venire a scuola, alcuni però ci hanno mandato degli scritti, altri hanno collaborato online scrivendo alcuni articoli…

Trovate tutto pubblicato nella sezione del sito a loro dedicata

L’ANGOLO DEI NONNI

e se qualcuno avesse ancora qualche bella storia da raccontare, che ci scriva!!!!! saremo felici di aggiungere un nuovo articolo 🙂

Ecco le tappe di questa esperienza coinvolgente:

  • divisi in gruppi tematici abbiamo preparato delle domande

  • i nonni sono venuti ospiti in classe durante più giorni e noi abbiamo preso appunti

  • in gruppo abbiamo riordinato gli appunti scrivendoli al computer

  • abbiamo riletto gli appunti tutti assieme aggiungendo, grazie alla memoria dei compagni, ciò che avevamo dimenticato

  • collettivamente abbiamo iniziato a scrivere il documento che troverete qui sotto

  • la maestra Anna ha completato il piccolo “libro” e aggiunto le foto e il vocabolario

Ed ecco infine alcune foto di noi con i nostri specialissimi ospiti

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Brevi racconti di nonni e nonne

La scuola di nonna Caterina (nonna di Valentina)

Nonna Caterina mi ha raccontato un po’ della scuola di quando era piccina.

A quei tempi si andava a scuola fino alla 5^ elementare. C’era una sola maestra per tutte e cinque le classi.
La mia nonna la ricorda con affetto perché era molto buona e brava e siccome si era molto poveri i quaderni e la matina li davano il Comune – e guai a sprecarli! – mentre il libro bisognava restituirlo.

A riscaldare la scuola c’era una stufa a legna. Ogni bambino portava da casa un pezzo di legna così ci oteva riscaldare.

Quando si ritornava a casa, siccome non c’era mai cibo e si era sempre affamati, si mangiavano persino le radici di fiori e piante.

 

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La casa del nonno Giovanni (nonno di Paola)

Nella casa di mio nonno c’era il focolare e serviva sia per cucinare sia per riscaldare la cucina. Non c’era il riscaldamento nelle altre stanze.

Il lavello era in pietra e non c’era l’acqua corrente; l’acqua veniva raccolta dal pozzo con il secchio.

La casa di mio nonno aveva la corrente elettrica e serviva ad illuminare le stanze. Non c’erano radio, televisione, lavatrice o altri elettrodomestici.

Non c’era il bagno: per lavarsi usavano il catino, il secchio o il mastello.

I mobili erano pochi e molto semplici: in cucina c’era il tavolo e la credenza e nelle camere il letto e l’armadio.

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La scuola di nonna Luisa (nonna di Annasole)

Sono nata a Thiene l’11 febbraio 1949, la mia scuola si chiamava “Scarcerle”, era pubblica e distava dalla mia abitazione circa 300 metri quindi già in 1^ elementare andavo a scuola da sola.

L’anno scolastico iniziava il 1° ottobre. Avevo un grembiule nero con colletto e fiocoo bianchi.

La scuola era in pieno centro, era molto grande; si saliva dalla gradinata principale e a sinistra c’era il corridoio delle classi femminili mentre a destra quello delle classi maschili. Ricordo che c’era solo una classe mista.

Avevamo una sola maestra che ci insegnava tutte le materie, io andavo a scuola molto volentieri.

La classe aveva la cattedra sopraelevata, c’era una grande lavagna ed i banchi erano in legno; il nostro tavolo era attaccato al sedile da una pedana. Sopra il banco c’era il calamaio, perché la biro non esisteva ancora: ho iniziato ad usarla in 1^ media.

La cartella era tipo “diplomatica” in cuoio e conteneva qualche quaderno ed un solo libro, il sussidiario. L’astuccio era in legno perché doveva contenere matita, gomma e pennale con il pennino che intingevo nel calamaio per scrivere sul quaderno. Poi asciugavo con la carta assorbente.

Disegnavo con le matite colorate, non esistevano ancora i pennarelli.

La mia maestra non bastonava, però i maestri usavano la bacchetta per punire i maschietti, comunque non è mai morto nessuno!

In aula c’erano 4 file di banchi, nell’ultima fila venivano messe le indisciplinate oppure dietro alla lavagna. Ricordo la “canevera”, un’asta lunga in giunco che la maestra usava per indicare quello che era scritto sulla lavagna o per localizzare qualche luogo nelle cartine geografiche.

Anche la maestra aveva il grembiule nero.

Le lezioni iniziavano alle 8.30, la ricreazione era dalle 10.30 alle 11.00 e si finiva alle 12.30. Non c’era la mensa e neppure il rientro pomeridiano.

La maestra mi chiamava in catterda per scrivere alcune sue cartoline: diceva che avevo una bella scrittura, che poi ho rovinato con l’uso della biro.

Quando mia madre parlava con la maestra, quallo che diceva la maestra era “sacro”!

La scuola dei nonni – L’asilo di nonna Franca – parte 2

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Gennaio 1933

Sono sempre all’asilo di Marostica. Terzo anno, mi sento già grande. Le suore avevano preparato una recita per i nostri genitori. Io e altre sette amichette dovevamo fare un balletto.

Il problema più grande per la mia mamma era trovare i soldi per comperare la stoffa per confezionarmi il vestito.

In Italia c’era un periodo di grande crisi, come c’è adesso. Il papà aveva dovuto chiudere il negozio perché la gente, non avendo quattrini, non comperava niente. Noi eravamo in quattro fratelli, la sorellina più piccola, Milena , aveva appena tre mesi.

La mamma di una mia compagna che si trova in prima fila ” la Nella ” come noi la chiamavam , si offerse di comperare la stoffa , purché la mia mamma confezionasse i vestiti per entrambe. Così infatti avvenne.

Osservate la foto: io sono la prima a sinistra con un vestito a fiori; in prima fila c’è Nella, con un vestito uguale al mio. La mamma ci ha messo un bordo bianco perché sembrasse un po’ diverso dal mio. Siamo state molto brave, abbiamo ballato bene e ricevuto molti applausi .

L’anno successivo , 1934 , sarei andata in prima elementare .

In Italia , intanto , erano avvenuti degli avvenimenti molto importanti . Era andato al governo il partito fascista con a capo il Duce Benito Mussolini.

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