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Lavori in corso de “La settimana della scienza”

Lavori in corso de “La settimana della scienza”

In breve alcuni lavori in corso de “La settimana della scienza”
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Ad aprire la settimana è stata la famosa scrittrice CRISTINA BELLEMO con il laboratorioimg_6511

– “IL TEMPO NELLE STORIE….”

Cristina ha risposto  ai bambini sulle curiosità , sulla voglia di sapere , di scoprire, di conoscere……..

Due ore di assoluto STUPORE. 

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 ECCEZIONALE   !!!

 – “LA PANCA SENZA TEMPO” 

La panchina – dovunque sia collocata – rappresenta un punto di intersezione tra un tempo lento ed un tempimg_6520o che, invece, scorre veloce. Chi siede su una panchina, nel momento in cui lo fa, si mette fuori dal tempo veloce degli altri ed entra in un tempo rallentato e pigro… Ciò gli consente di osservare la realtà da un’altra prospettiva, che fa sembrare la velocità a cui si muove il mondo un po’ da comica finale. In più, mettendosi fuori dal tempo veloce, ci si colloca in un punto di osservazione privilegiato e, allora, ci si accorge che accadono cose che, quando indaffarati e trafelati siamo trascinati in avanti senza sosta dalla freccia del tempo, non avremmo mai potuto osservare. La panchina, ancora, è un luogo con una sua spazialità, che – avendo delle regole temporali sue proprie – è anche extra-spaziale (potrebbe anche essere una navicella dei desideri, un tappeto magico, una macchina del tempo e quant’altro): un luogo che consente di decollare con la mente verso un “Altrove”.

– “TROVA IL TEMPO PER…..”

Ogni giorno abbiamo sperimentato o meglio abbiamo trovato il tempo perimg_6518

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CREARE  – CHIACCHIERARELEGGERECONOSCERE L’ALTROGIOCARE sempre con un compagno diverso.

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Altri racconti, altre memorie … 2^ parte

….

Nonno Gianni e nonna Mirella raccontano a Filippo

Tutti e due, da piccoli, abitavano vicino al Silan. Tra i tanti giochi che praticavano  in alcune stagioni dell’anno c’era quello della pesca dei gamberi d’acqua dolce.Il nonno, più coraggioso, alzava i sassi in acqua e  con la mano li prendeva sul carapace, attento a non essere  pizzicato dalle chele che nei gamberi adulti erano potenti.Una volta raccolti, venivano messi in un catino colmo d’acqua perché non morissero.Il nonno Gianni , dopo aver portato alla sua mamma una buona parte dei gamberi pescati, ne tratteneva una certa quantità da fare un pranzetto con la nonna, che dalla bottega prendeva olio, sale e farina per cucinarli.

…. (altro…)

Brevi racconti di nonni e nonne

La scuola di nonna Caterina (nonna di Valentina)

Nonna Caterina mi ha raccontato un po’ della scuola di quando era piccina.

A quei tempi si andava a scuola fino alla 5^ elementare. C’era una sola maestra per tutte e cinque le classi.
La mia nonna la ricorda con affetto perché era molto buona e brava e siccome si era molto poveri i quaderni e la matina li davano il Comune – e guai a sprecarli! – mentre il libro bisognava restituirlo.

A riscaldare la scuola c’era una stufa a legna. Ogni bambino portava da casa un pezzo di legna così ci oteva riscaldare.

Quando si ritornava a casa, siccome non c’era mai cibo e si era sempre affamati, si mangiavano persino le radici di fiori e piante.

 

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La casa del nonno Giovanni (nonno di Paola)

Nella casa di mio nonno c’era il focolare e serviva sia per cucinare sia per riscaldare la cucina. Non c’era il riscaldamento nelle altre stanze.

Il lavello era in pietra e non c’era l’acqua corrente; l’acqua veniva raccolta dal pozzo con il secchio.

La casa di mio nonno aveva la corrente elettrica e serviva ad illuminare le stanze. Non c’erano radio, televisione, lavatrice o altri elettrodomestici.

Non c’era il bagno: per lavarsi usavano il catino, il secchio o il mastello.

I mobili erano pochi e molto semplici: in cucina c’era il tavolo e la credenza e nelle camere il letto e l’armadio.

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La scuola di nonna Luisa (nonna di Annasole)

Sono nata a Thiene l’11 febbraio 1949, la mia scuola si chiamava “Scarcerle”, era pubblica e distava dalla mia abitazione circa 300 metri quindi già in 1^ elementare andavo a scuola da sola.

L’anno scolastico iniziava il 1° ottobre. Avevo un grembiule nero con colletto e fiocoo bianchi.

La scuola era in pieno centro, era molto grande; si saliva dalla gradinata principale e a sinistra c’era il corridoio delle classi femminili mentre a destra quello delle classi maschili. Ricordo che c’era solo una classe mista.

Avevamo una sola maestra che ci insegnava tutte le materie, io andavo a scuola molto volentieri.

La classe aveva la cattedra sopraelevata, c’era una grande lavagna ed i banchi erano in legno; il nostro tavolo era attaccato al sedile da una pedana. Sopra il banco c’era il calamaio, perché la biro non esisteva ancora: ho iniziato ad usarla in 1^ media.

La cartella era tipo “diplomatica” in cuoio e conteneva qualche quaderno ed un solo libro, il sussidiario. L’astuccio era in legno perché doveva contenere matita, gomma e pennale con il pennino che intingevo nel calamaio per scrivere sul quaderno. Poi asciugavo con la carta assorbente.

Disegnavo con le matite colorate, non esistevano ancora i pennarelli.

La mia maestra non bastonava, però i maestri usavano la bacchetta per punire i maschietti, comunque non è mai morto nessuno!

In aula c’erano 4 file di banchi, nell’ultima fila venivano messe le indisciplinate oppure dietro alla lavagna. Ricordo la “canevera”, un’asta lunga in giunco che la maestra usava per indicare quello che era scritto sulla lavagna o per localizzare qualche luogo nelle cartine geografiche.

Anche la maestra aveva il grembiule nero.

Le lezioni iniziavano alle 8.30, la ricreazione era dalle 10.30 alle 11.00 e si finiva alle 12.30. Non c’era la mensa e neppure il rientro pomeridiano.

La maestra mi chiamava in catterda per scrivere alcune sue cartoline: diceva che avevo una bella scrittura, che poi ho rovinato con l’uso della biro.

Quando mia madre parlava con la maestra, quallo che diceva la maestra era “sacro”!

La scuola dei nonni – L’asilo di nonna Franca – parte 2

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Gennaio 1933

Sono sempre all’asilo di Marostica. Terzo anno, mi sento già grande. Le suore avevano preparato una recita per i nostri genitori. Io e altre sette amichette dovevamo fare un balletto.

Il problema più grande per la mia mamma era trovare i soldi per comperare la stoffa per confezionarmi il vestito.

In Italia c’era un periodo di grande crisi, come c’è adesso. Il papà aveva dovuto chiudere il negozio perché la gente, non avendo quattrini, non comperava niente. Noi eravamo in quattro fratelli, la sorellina più piccola, Milena , aveva appena tre mesi.

La mamma di una mia compagna che si trova in prima fila ” la Nella ” come noi la chiamavam , si offerse di comperare la stoffa , purché la mia mamma confezionasse i vestiti per entrambe. Così infatti avvenne.

Osservate la foto: io sono la prima a sinistra con un vestito a fiori; in prima fila c’è Nella, con un vestito uguale al mio. La mamma ci ha messo un bordo bianco perché sembrasse un po’ diverso dal mio. Siamo state molto brave, abbiamo ballato bene e ricevuto molti applausi .

L’anno successivo , 1934 , sarei andata in prima elementare .

In Italia , intanto , erano avvenuti degli avvenimenti molto importanti . Era andato al governo il partito fascista con a capo il Duce Benito Mussolini.

La scuola dei nonni – L’asilo di nonna Antonia

 

L’asilo di nonna Antonia (la mamma di Sara, nonché la nonna di Vera 🙂 )

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1950 – Nonna Antonia è in seconda fila, la quinta a partire da destra

Vorrei partire dal primo ricordo che ho della mia infanzia: “asilo”. Ora viene chiamata scuola materna, ma sempre quella è.
Grembiule a quadretti bianchi e rossi, colletto bianco e fiocco rosso. Ricordo che alla mensa mi davano solo la minestra e da casa portavo un panino. Qualche volta con burro e zucchero (non mi piaceva proprio), rare volte con la marmellata ed era un lusso!
Madre Adele era la mia insegnante, una suora abbastanza severa e ricordo che, non essendo io una santa, mi ha messo in castigo più di qualche volta. Ricordo ancora molti miei compagni nonostante siano passati tanti anni.
Alle recite invece avevo un grembiule bianco con il colletto alla marinara.

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