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Giornata della terra: Earth Day 22 aprile 2021

Giornata della terra: Earth Day 22 aprile 2021

Oggi la Giornata Mondiale della Terra è diventato il più potente strumento di richiamo alla tutela del Pianeta in tutte le culture e per tutte le generazioni. Come previsto dalle Nazioni Unite, l’Earth Day si celebra annualmente un mese e due giorni dopo l’equinozio di primaverail 22 aprile.

CLASSE PRIMA

Come possiamo salvaguardare il nostro pianeta?
Qualcuno di noi ha detto che “Dobbiamo rispettare la Terra, perchè ci permette di vivere”.
In classe 1^, in questa “Giornata della Terra”, abbiamo realizzato dei fiori che ci ricordano la Natura e gli alberi, tanto preziosi per noi esseri viventi. Abbiamo colorato ciascun fiore da un lato e dall’altro abbiamo scritto cosa possiamo fare per preservare il nostro pianeta. Abbiamo creato due fiori: uno per abbellire il nostro albero di classe e uno è diventato una collana da portare a casa.

CLASSE QUINTA

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d ’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile con l’impegno di  raggiungerli entro il 2030.

La classe V ha preso spunto anche da un brano preso dal libro “Greta, la ragazza che sta cambiando il mondo” per riflettere sull’importanza di essere propositivi e di mettere in atto piccoli gesti quotidiani per salvaguardare il nostro pianeta, questa è una sfida che possiamo e dobbiamo vincere tutti insieme perché la natura è un dono che dobbiamo proteggere e dalla quale dipende la nostra stessa vita.

La citazione che la classe ha condiviso è stata la seguente:

“Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso” ,(Mahatma Gandhi)

CLASSE TERZA

Filastrocca del piccolo gesto importante

Un piccolo gesto è una pietra preziosa
Cela un segreto che è molto potente
Qualcosa accade, se tu fai qualcosa
E niente accade, se tu non fai niente
Basta un secchiello a vuotare il mare?
Basta una scopa a pulir la città?
Forse non basta, ma devi provare
Se provi, forse, qualcosa accadrà
È un gesto inutile, ma non importa
Piccoli gesti hanno forza infinita
Se ognuno spazza davanti alla porta
La città intera sarà pulita .
Bruno Tognolini

CLASSE SECONDA

Nella Giornata Mondiale della Terra i bambini si sono occupati di raccolta differenziata.

Il simbolo scelto per questa giornata è stato la Terra al centro con le frecce attorno.

Hanno creato un Lapbook nel quale si spiega come differenziare i rifiuti, affinché il

materiale scartato possa essere utilizzato nuovamente.

Giornata mondiale del libro

Giornata mondiale del libro

Lo scaffale dei libri – Quell’odore particolare, intenso…quel profumo di carta e magia ogni volta diverso. I libri hanno il potere di trasmetterci emozioni e sensazioni uniche. Le loro pagine ci travolgono e ci trasportano in un mondo lontano, seppur restando chiusi in una stanza. A loro il 23 aprile di ogni anno è dedicata la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore grazie all’UNESCO che ha patrocinato l’evento per promuovere la lettura e la pubblicazione dei libri.

Passeggiata nella natura, con sosta per la LETTURA!

Abbiamo ideato “la prima copertina” del “nostro” LIBRO..ma gli autori, cioè noi, hanno i nome e cognome trasformato. Ci sono degli indizi…osservate bene!

IL PANE

IL PANE

La classe terza

Ricetta del pane fatto in casa

Ingredienti:

500 g di farina 0 o di altro tipo

15 g di sale

250 g di acqua a temperatura ambiente

10 g di lievito di birra fresco o di lievito secco

10 g di zucchero o miele

olio extravergine q.b. facoltativo

 

Procedimento

 

Sciogliete il lievito di birra in 60 ml di acqua tiepida con lo zucchero.

In una ciotola mettete la farina unite il lievito attivato e impastate. Unite la restante acqua e l’olio e impastate ancora. Una volta che i liquidi sono stati assorbiti e il lievito amalgamato bene alla farina aggiungete il sale. Impastate ancora per 10 minuti circa in modo da attivare il lievito. Coprite l’impasto con la pellicola e lasciate lievitare per circa 2 ore.

Trascorse due ore lavorate nuovamente l’impasto  e dategli la forma desiderata. In questo caso dividete l’impasto in 8  e lavoratele in modo che diventino delle palline. Stendete le palline con l’aiuto del matterello e cercate di dargli una forma rettangolare.

Arrotolate l’impasto in modo da ottenere un cilindro. Incidete la superficie con un coltello a lama liscia e posizionatele su una placca da forno. Coprite con la pellicola e lasciate lievitare per circa un’ora. Spennellate i panini con l’olio e cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 45 minuti.

Consigli per il pane fatto in casa

  • Durante la lievitazione mettete un pentolino di acqua calda sul fondo del forno, in modo che il vapore agevoli la lievitazione
  • Per ottenere una crosta croccante e un interno morbido azionate la funzione forno statico in modo che il calore si diffonda in modo omogeneo.
  • E’ importante che la farina scelta abbia una forza glutinica maggiore rispetto alla farina 00 in modo che sia abbastanza forte da sostenere la lievitazione.
  • Potete decorare i panini con semi di sesamo e di papavero.
  • L’impasto sopra descritto è un impasto base all’olio, quindi potete anche divertirvi ad aggiungere olive, noci o pomodori secchi tritati ai vostri panini.

Come conservare il pane fatto in casa

Il pane fatto in casa dura circa 2 o 3 giorni. Quando si secca si può frullare e fare così il pangrattato da riutilizzare in altre preparazioni. Potete, però, anche congelarlo, sia dopo averlo cotto, oppure, ancora meglio, prima dell’ultima lievitazione mettete i vostri panini su un vassoio e li posizionate nel freezer per circa 5 ore. Una volta che si sono congelati potete chiuderli in un sacchetto gelo.

Quando desiderate consumare il vostro pane potete metterlo in forno a temperatura ambiente e lasciare che si scongeli e che lieviti. Ci vorranno circa 12 ore, quindi vi consiglio di metterli in forno la sera in modo che la mattina siano pronti e si possano cuocere direttamente.

E’ CARNEVALE!

E’ CARNEVALE!


Carnevale

Era l’ultimo giorno di Carnevale e i bimbi volevano fare la mascherata. Ma come?
I loro genitori avevano dichiarato che denaro da spendere per i costumi non ne avevano.
Se volevano andare in maschera dovevano arrangiarsi con quello che trovavano in casa.
Allora bambini e bambine salirono nel solaio e rovistando nelle antiche cassepanche e nei bauli. Portarono alla luce vecchi abiti da  larghe e Iunghe gonne, cappellini con fiori sopra e sotto la tesa, colletti di pizzo, corpetti di velluto, cilindri spelacchiati. I vestiti erano troppo lunghi e larghi: ma le ragazze vi rimediarono con spille di sicurezza e lunghi punti messi qua e là.
Tutti si vestirono con entusiasmo e i maschietti, in più, si fecero col carbone lunghi baffi.
Poi cantando si sparsero per la collina, gettando manciate di coriandoli.

T. Melgari

Viva il Carnevale

Viva viva il carnevale,
con il pepe e con il sale
la tristezza manda via
e ci porta l’allegria!
Fischi canti suoni e balli
la vecchietta vuol ballare
ed il nonnetto vuol cantare.
Ad un tratto vedo il babbo
travestito da indiano.
Chi si veste da Arlecchino
chi da Zorro o da Pinocchio
chi da gatto o da fatina
da pagliaccio o da soldato!
Com’è bello Carnevale
che schiamazza per le strade
fa scordare ogni male.
Viva viva il Carnevale.

Le maschere furono introdotte nel teatro greco da Tespi l’inventore della tragedia che intorno al 530 a.C. cominciò a far usare agli attori maschere di lino, sughero e poi di legno.

Prima di allora gli attori si erano limitati a pitturarsi il volto. La ragione per cui la maschera arrivò sulle scene era logistica prima ancora che simbolica: occorreva amplificare tutto, dalla voce alla fisionomia del volto.

La distanza che separava l’attore dal pubblico era di almeno 18 metri dalla prima fila – orchestra compresa – e più di 90 metri dall’ultima. La voce veniva amplificata dalla maschera che fungeva da megafono. Anche l’espressione del volto doveva essere accentuata, altrimenti non sarebbe stata compresa da lontano e quindi la maschera serviva pure a quello.

Il pubblico doveva individuare subito il personaggio è per farlo guardava proprio le maschere. Inoltre per facilitare il riconoscimento dei personaggi gli attori indossavano delle scarpe con la suola straordinariamente alta, i cosiddetti coturni che servivano a far meglio vedere i personaggi sulla scena anche da lontano.

Le maschere avevano i tratti del volto molto accentuati: piangenti nei drammi e sorridenti nelle commedie. Servivano a rappresentare il carattere del personaggio mentre nascondevano l’individualità dell’attore.

Questo senso duplice di svelamento e occultamento è ben reso dalla duplice etimologia della parola: in latino maschera significa persona, mentre in arabo il termine maskharah vuol dire caricatura, beffa. Un grande uomo di teatro del novecento Jerzy Grotowsky sosteneva che il teatro fosse la verità dichiarata finta, un concetto pienamente rappresentato dalla funzione duplice della maschera dal teatro greco in avanti.

IL DIORAMA

IL DIORAMA

Il diorama

Il diorama è la riproduzione in scala ridotta di una scenografia che ricrea diverse ambientazioni: habitat degli animali, momenti storici, scene di vita quotidiana, eventi mitologici o fiabeschi. Comunemente viene definito plastico, ma in realtà presenta delle caratteristiche specifiche che lo distinguono da quest’ultimo. Diversamente dai plastici, utilizzati per esempio in ambito edilizio e architettonico, il diorama, inizialmente, presupponeva la riproduzione della scenografia all’interno di una “scatola” semi aperta, dotata di un vetro per poterne ammirare il contenuto. Il termine diorama, infatti, ha origini greche e significa “guardare attraverso“, quindi guardare attraverso un vetro o un occhiale o qualche altro tipo di lente. Ad oggi le riproduzioni dioramiche rappresentano i soggetti più diversi e si differenziano dai plastici per la ricchezza di dettagli che riportano, ricreando scenografie estremamente realistiche e dinamiche.

LA BARRIERA CORALLINA

Le barriere coralline sono tra i doni della natura più belli e suggestivi .

Una barriera corallina si forma dal deposito degli scheletri dei coralli. Si tratta di formazioni tipiche dei mari tropicali. Sono di origine corallina le enormi barriere dell’Oceano Indiano, ma anche gli atolli, alcune catene montuose; i costruttori sono minuscoli celenterati a forma di polipo, noti  come coralli e madrepore. Questi organismi hanno bisogno di acque limpide, illuminate e ossigenate, con temperatura tra 20° e 30°C, salinità elevata, tutte condizioni tipiche del Pacifico Centrale e della Costa Orientale dell’Australia, tra 40 e i 60 m di profondità. Ci vogliono migliaia di anni per produrre le barriere : milioni di colonie formano strutture gigantesche come la Grande barriera australiana, la più imponente del mondo, lunga 2.000 Km. Le barriere a volte sono anche molto alte: quella prossima alle Isole Figi, per esempio, supera i 2.000 m.

Oggi le grandi barriere coralline sono uno degli ecosistemi più ricchi del mondo. Su di esse si sviluppa una fauna colorata costituite da specie di tutti i gruppi marini dagli echinodermi ai crostacei, dai molluschi ai pesci, fino ai rettili. Da questi animali, poi, dipende la sopravvivenza di uccelli e mammiferi, e anche dell’uomo. I cambiamenti climatici , la pesca dissennata, il turismo, gli squilibri ecologici, l’inquinamento ne stanno però compromettendo la crescita e la stessa esistenza. Il mondo, senza le barriere sarebbe enormemente povero.

NICCOLO’

LA STEPPA

Con il termine steppa si intende un vasto territorio pianeggiante tipico delle zone con clima continentale caratterizzato da inverni freddi ed estati calde e piogge scarse. La parola steppa viene dal russo step che significa pianura secca. E’ caratterizzata dall’assenza quasi totale di alberi. In questa zona crescono piante a basso fusto come graminacee per esempio lo sparto, erbe e fiori. Vivono roditori come i topi, insetti, rettili, marmotte, criceti, donnole, cavalli e bisonti. Possiamo trovare le steppe in : Europa centro- orientale e Asia centrale. In italia possiamo trovare ambienti simili alla steppa nella zona centrale della Sicilia.

EMMA

IL DESERTO

Il termine “deserto” deriva dal latino “deserere” che significa abbandonare. Le piogge sono scarsissime e l’evaporazione è molto alta. Non è comunque completamente privo di acqua; sono presenti dei bacini idrici e se l’acqua sgorga spontaneamente dal terreno si creano le oasi, isole di vita e di verde in mezzo alle sterminate dune di sabbia. Il deserto è un bioma tipico della fascia torrida; il clima è conseguenza dell’essenza dell’umidità, le temperature di giorno sono altissime, ma di notte precipitano e diventano fredde; l’escursione termica del deserto è elevatissima. Nel deserto la vegetazione è scarsissima ed è rappresentata per lo più dai cactus, piante che hanno la capacità di immagazzinare al loro interno l’acqua. Anche cammelli, dromedari, serpenti e scorpioni sono presenti nel deserto. Il deserto più grande del mondo è il deserto del Sahara, in Africa e si trova anche il deserto del Kalahari. Altri deserti si trovano in Asia e in America e in Australia. Il deserto, però, non si trova solo nella fascia climatica torrida, come il deserto del Gobi, in Mongolia. Questi deserti “freddi” sono caratterizzati dalla scarsità di acqua e da un’elevatissima escursione termica annuale e dalle difficili condizioni di vita sia degli animali che dei vegetali. Nel deserto freddo si rovano resti di piante, come l’artemiria e il ginepro. La fauna vede alci, lupi, gazzelle, cervi, antilopi, asini selvatici e altri animali rari autoctoni. I deserti freddi si trovano nella fascia climatica temperata e sono anche chiamate deserti temperati. Infine ci sono i deserti bianchi. La sabbia e la pietra lasciano il posto a distese abbaglianti di neve e ghiaccio; la temperatura è fredda. I deserti della fascia torrida sono prevalentemente composti da sabbia prodotta dall’erosione delle rocce da parte del vento ma vi sono anche deserti rocciosi.

ALICE

LA PRATERIA

Le praterie sono un bioma che si incontra nella fascia temperata della superficie terrestre. In genere si trovano nelle zone interne dei continenti lontane dal mare, dove sono scarse le piogge. Non esiste solo un tipo di prateria, quindi sarebbe impossibile parlare di un solo contesto climatico: infatti vi sono le praterie tropicali, le praterie temperate, quelle umide montane, le praterie polari, quelle sceriche, le naturali, quelle semi naturali e le coltivate. Le temperate sono caratteristiche del nord America e della Pampa Argentina, ma non mancano nemmeno in sud Africa. Si hanno lunghi periodi di siccità e brevissimi inverni, le estati sono lunghe e caldissime. Diverse sono le praterie umide. Sono presenti in Florida, in Brasile, in Bolivia e Paraguay dove vi è un clima caratterizzato da estate calde e inverni molto miti. Le praterie montane sono tipiche delle zone montuose, mentre quelle polari sono caratterizzate da climi rigidi. Infine le praterie desertiche, sono costituite da zone vicine ai deserti. La flora tipica è rappresentata da erbacce e graminacee che in alcuni casi possono raggiungere i due metri di altezza. Sono invece più rari gli arbusti che viste le escursioni termiche crescono con maggiore difficoltà. Le specie di animali presenti sono numerose e diverse da zona a zona. In quantità predominante sono presenti gli erbivori, primo fra tutti il bisonte in America Settentrionale. In Africa la fa da padrone l’elefante, mentre in Australia c’è il canguro. Non mancano nemmeno roditori, serpenti ed insetti e una varietà notevole di volatili.

ASIA

IL FIUME PO

E’ il fiume più  lungo d’Italia; nasce dal Monviso e sfocia nel Mare Adriatico. Il suo corso attraversa gran parte dell’Italia settentrionale, da ovest verso est, percorrendo tutta la Pianura Padana. La sua foce è a delta. Il fiume Po scorre, a volte lento a volte impetuoso, verso il mare ed è un mondo ricco di vegetali e di animali che vi hanno trovato il loro habitat. Nell’acqua pulita e ricca di ossigeno guizza la trota. Dove l’acqua è bassa, l’airone cenerino butta un’esca e poi aspetta che abbocchi un pesciolino. Il tarabuso ha il piumaggio dello stesso colore delle canne. Quando cova le uova, si rifugia tra di esse e resta immobile con il becco verso l’alto: le righe del collo del becco lo mimetizzano perfettamente. Il gambero di fiume ha il dorso rosso scuro e il ventre bianco. Vive nell’acqua vicino le rive, nascondendosi tra tronchi e foglie morte. Esce di notte per cibarsi di alghe, vermi, larve di insetti. Il fiume arriva vicino al mare, le sue acque diventano salate e, in alcuni casi, formano stagni e lagune. Qui si fermano fenicotteri rosa, che si nutrono di alghe e crostacei. Vivono in colonie numerose da tingere di rosa lo specchio d’acqua. I cespugli di giunco riflettono nell’acqua rami sottili, e i fiori rosso scuro a ventaglio. Il ranuncolo d’acqua è una pianta sommersa, della quale emergono solo i fiori bianchi. Lungo le rive crescono i salici con i caratteristici rami penduli. Dove l’acqua rallenta e diventa palude, crescono le canne. Alte fino a 4 metri, sono il nascondiglio perfetto per molti animali. Negli ultimi decenni, il clima del bacino del fiume Po è cambiato: si sta verificando un aumento delle temperature e una riproduzione delle precipitazioni, tranne nell’area alpina in inverno, ma anche ondate di calore. piogge intense e violente, periodi di siccità.

NOE’

ALASKA

In Alaska il clima è più mite rispetto al resto del paese. Sono presenti animali come alci, renne con coda nera, caribù che vivono nelle terra ferma. Quelli acquatici sono foche, marsuini, delfini, salmoni, balene, leoni marini, lontre, trichechi. Numerosi sono gli uccelli tra cui l’aquila del Nord America. La vegetazione composta da piante come l’abete di Sitka, l’abete dell’Ovest, l’abete bianco, il pioppo nero americano e la betulla. L’Alaska ha un clima generalmente freddo che però si può distinguere in base alla zona del paese: nella zona sud le temperature sono più miti, l’area è anche la più nevosa, gli accumuli arrivano a media di 8 metri. All’interno si ha un clima molto più rigido; altre località sono più fredde ( le medie di gennaio arrivano a -34°C). La copertura nevosa dura da 6 a 8 mesi e i fiumi sono liberi dai ghiacci solo 4 mesi.

GIOVANNI

L’ARTICO

L’artico è la regione più settentrionale della Terra: comprende il bacino dell’Oceano Artico, le aree settentrionali della Scandinavia, Russia, Canada, Groenlandia e lo stato dell’Alaska. La regione artica è davvero immensa e quasi completamente coperta dall’acqua, in gran parte acqua dolce congelata. Gran parte dell’Artico, tuttavia, è costituito da acqua salata dell’Oceano Artico. Alcune parti dell’oceano rimangono congelate per tutto l’anno o quasi. L’acqua di mare congelata viene chiamata ghiaccio marino. Spesso il ghiaccio marino è completamente coperto da una spessa coltre di neve. Il ghiaccio marino ha un’importanza fondamentale sulla Terra dato che aiuta a determinare il clima terrestre. Durante i mesi invernali dell’emisfero settentrionale. l’artico è uno dei luoghi più freddi e bui della Terra. Il sole sorge una volta all’anno e tramonta una volta all’anno: ci sono sei mesi di luce diurna continua e sei di notte continua. L’acqua fredda oceanica è ricca di sostanze nutritive, così come di organismi microscopici, come fitoplancton e alghe. Nell’ambiente polare artico ci sono parecchi animali, fra cui pesci artici, uccelli marini come gabbiani, una grande varietà di cetacei come le balene o i narvali, delfini, squali, foche, leoni marini e trichechi, molti insetti, il caribù, l’orso polare, il gufo delle nevi, la lince artica. la lepre artica e volpe artica. La flora artica è generalmente limitata a erbe carici e vegetazione della tundra come muschi e licheni. Le piante artiche hanno le capacità di sopravvivere nonostante siano coperte di neve per gran parte dell’anno. Il clima artico è caratterizzato da lunghi inverni freddi e brevi estati fresche. Le temperature nel periodo invernale possono scendere sotto i 58 gradi per alcune zone, mentre nel periodo estivo oscillano dai -10 ai 10°.

CECILIA

LA MONTAGNA

Una montagna è una parte della crosta terrestre che si alza sopra un fondovalle o pianura. Per essere definita montagna deve avere un altezza di 600 m. L’altitudine fa sì che il suo clima sia generalmente freddo. La temperatura in montagna scende di un grado ogni 100 metri. Dove c’è solo roccia riescono a vivere solo muschi e licheni. I licheni sono vegetali formati da due organismi: fungo e alga. Crescono lentamente, qualcuno anche 4 mm al secolo. Sotto 3000m crescono erbe e bassi cespugli: ginepro…La stella alpina, edelweiss, della montagna è diventata il simbolo. E’ una pianta protetta a rischio di estinzione. Fra 1000 e 2000 metri crescono le aghifoglie o conifere, come il larice. E’ una conifera, ma non sempreverde: i suoi aghi in autunno e in inverno diventano gialli e cadono. L’arnica è un fiore che cresce fino ai 2500 metri. Viene usata come medicinale, tintura e disinfettante. Sotto 1000 metri crescono le latifoglie, come il faggio che può raggiungere 35 metri d’altezza. Il suo legno è utilizzato per fare mobili, strumenti musicali… Gli animali presenti in montagna sono: l’ermellino che cambia colore della sua pelliccia: diventa bianco, così si mimetizza con la neve; le marmotte: vivono in comunità. Escono dalle tane per magiare, una di loro fa la sentinella, fischia se vede pericolo. Fra 1000 e 2000 metri ci sono grandi erbivori, roditori, lupi e orsi. Il cervo è un erbivoro di grandi dimensioni, le sue corna crescono ogni anno aggiungendo 2 rami. Quelli dei grandi maschi pesano anche 16 Kg. Sotto 1000 metri ci sono animali di media e piccola taglia. Il cinghiale vive nei boschi di latifoglie, in branchi numerosi. I piccoli per qualche mese hanno una livrea a strisce. Il picchio con il becco buca i tronchi degli alberi per costruirsi il nido. Gli animali si difendono dal clima rigido con mantelli molto folti.

ANGELA

IL LAGO

Il lago è una massa d’acqua generalmente dolce che riempie una cavità del terreno. Può essere alimentato da un torrente o da un fiume ma anche da sorgenti sotterranee oppure dallo scioglimento dei ghiacci. A seconda della loro origine si possono distinguere tre tipi di laghi: laghi vulcanici, formati nei crateri dei vulcani spenti; laghi glaciali, formati in antiche valli scavate dai ghiacciai e laghi costieri, formati vicino alle coste marine. Nelle acque dei laghi vivono specie di animali e vegetali che ne hanno fatto il loro ambiente di vita. Tra i vegetali presenti vi è la ninfea con foglie larghe e galleggianti che ricoprono ampi spazi con i suoi grandi fiori bianchi. Le tife alte fino a 250 centimetri che crescono nelle zone con acque ferme. Sulle sponde dei laghi cresce il giaggiolo giallo, alto anche un metro con le classiche foglie a spada. La rana depone le uova nella fascia di vegetazione tra acqua e riva in questo modo le uova sono in acqua ma protette dai rami delle piante. Il pesce persico è tipico delle acque lacustri. La biscia dal collare è un’abile nuotatrice; trascorre la sua esistenza vicino all’acqua. C’è il germano reale ha il piumaggio spento delle femmine contrasta con quello dai colori sgargianti del maschio. La lontra dalla folta pelliccia, passa molto del suo tempo in acqua. Si nutre soprattutto di anguille, trote, gamberi, ma anche di piccoli mammiferi. Vi sono molti invertebrati come: le libellule sono eccellenti predatrici in volo. Possono raggiungere velocità notevoli e volare all’indietro per brevi tratti. Il lago è anche un luogo di sosta per gli animali migratori.

CESARE

LA SAVANA

Con il termine savana intendiamo un bioma, cioè un tipo di clima, di faunae i vegetazione, che si incontrano nella zona torrida della superficie terrestre. Mano a mano che ci si allontana dall’Equatore si incontra la savana . Le savane si trovano:

  • in Africa centrale
  • in sud America
  • in Indonesia e India
  • in Australia

La savana è caratterizzata da un clima caldo, ma secco. Nella savana lunghi periodi di siccità, si alternano a brevi periodi di pioggia e sono concentrati in uno o due periodi dell’anno. Gli alberi sono pochi, mentre l’erba è fitta e alta; crescono alberi che possono vivere a lungo senza acqua, le cui radici sono molto profonde e non perdono le foglie, alberi non molto alti. Alcuni sono molto grandi come il baobab la cui circonferenza può arrivare anche fino a 40 metri. Inoltre troviamo le acacie e le erbe spinose. Nella savana vivono soprattutto erbivori. giraffe, zebre, gazzelle, antilopi, rinoceronti, elefanti, ma sono presenti anche animali carnivori, come i leoni, le iene, gli sciacalli, gli avvoltoi.

LUCIA

LA COLLINA

La collina è un rilievo di altitudine compresa tra i 200 e i 600 metri sul livello del mare. Ha cime arrotondate e pendii poco scoscesi.

La temperatura è mite e le nevi invernali si sciolgono rapidamente quindi non ci sono ghiacciai e i corsi d’acqua non sono numerosi.

E’ un ambiente ricco sia di vegetazioni che di animali. Vi sono boschi di latifoglie: alberi ad alto fusto a foglie caduche, come il noce, pianta alta fino a 25 metri; il suo frutto è la noce dura e legnosa, che contiene il seme, il gheriglio che è la parte commestibile. Lo scoiattolo è ghiotto di noci e nocciole. E’ caratterizzato dalla coda molto folta, lunga quasi più del corpo. Il rovo alto fino ai due metri, ha rami spinosi con  i suoi frutti  violacei si preparano ottime marmellate. Il riccio vive nel bosco cibandosi di insetti, radici e frutti. Quando è in pericolo si arrotola su se stesso, mostrando ai predatori i suoi aculei.

Il cipresso è una conifera a scopo ornamentale per delimitare i viali. Ha pigne rotonde . Anticamente lo si bruciava perchè si pensava che il suo fumo tenesse lontano le zanzare . Il gufo , un rapace che agisce di notte; è un efficace predatore, caccia topi, conigli, anatre che scova con i suoi occhi sensibilissimi, girando la testa di 180° .

Il castagno è una pianta ad alto fusto; i frutti sono protetti da un involucro spinoso, la cupola è detta riccio. Ogni riccio contiene tre castagne. La volpe è un animale solitario vive nel sottobosco in tane spesso appartenute ad altri animali che amplia con gallerie secondarie e altre uscite, per poter scappare in caso di pericolo.

Il sambuco è un arbusto con fiori bianchi ad ombrello, i frutti possono essere rossi o blu, vengono utilizzati dai pescatori per pescare i cavedani, pesci di lago, che ne vanno ghiotti. Boschi di collina risuonano in primavera del verso del cuculo che depone un uovo alla volta nei nidi di altri uccelli. Dopo la nascita, il piccolo butta fuori dal nido le altre uova e gli altri uccellini e resta così figlio unico.

SOPHIE

 

 

IL GRAND CANYON

Il Grand Canyon è una gola, larga da 6 a 21 km, che il fiume Colorado ha inciso nell’altopiano del Colorado, North Rim, è più alto, selvaggio e poco accessibile, il Grand Canyon è incluso nel parco nazionale omonimo.

L’altopiano dal Colorado, formatosi in seguito al sollevamento della regione, si eleva fra i 1400 e 2800 metri ed è inciso dal Grand Canyon.

Il Little Colorado, uno dei principali affluenti del fiume Colorado, prima di confluire in esso nella parte est del Grand Canyon, incide una serie di profonde gole nell’altopiano.

L’Altopiano del Colorado è diviso in quattro frammenti: il Coconino Plateau, che delimita la parte sud del Grand Canyon, il Kaibab, il Kanab e lo Shivwits, che ne delimitano la parte nord. 

 Le rocce dell’Altopiano del Colorado sono caratterizzate dalla presenza di strati diversi per colore, composizione ed età, portati alla luce dall’erosione del fiume Colorado.

La fauna del territorio comprende mammiferi come il cervo mulo, la lince rossa, il coyote, il leone di montagna (o puma), il castoro, lo scoiattolo e varie specie di rettili, tra cui i serpenti. Tra gli uccelli, il Grand Canyon ospita l’aquila di mare dalla testa bianca, il pellicano bruno californiano, la civetta pezzata, il condor.

Il clima può cambiare rapidamente e varia in base alle zone. Il fondo del Canyon è molto caldo da marzo a settembre. Da dicembre a marzo il clima è freddo e nevoso.

LORENZO

 

 

LA TAIGA

La Taiga si trova nella zona temperata boreale. Essa rappresenta il passaggio tra le foreste di latifoglie e la tundra. Possiamo vedere la Taiga esclusivamente nell’emisfero boreale e anche in Canada, in Europa e nell’Asia. La taiga si può trovare dove vi sono terreni umidi, per la presenza di falde acquifere superficiali.

La taiga è formata da foreste di conifere; pini e abeti. Nel sottobosco ci sono ericacee, muschi e licheni. C’è l’abete rosso, l’abete siberiano, l’abete degli Urali, il pino silvestre e il cembro asiatico. Non manca nemmeno il larice siberiano, la betulla, il pioppo e il salice bianco.

Nella Taiga vivono la renna, la donnola, il gufo, l’orso, il lupo, la trota, la lince, l’ermellino e la tigre siberiana. Incontriamo la Taiga nelle zone caratterizzate da inverni freddissimi e lunghi, ed estati brevi. Questo ambiente è dotato di un clima continentale rigido e particolarmente secco. Gli inverni sono lunghi e possono durare fino a 10 mesi, mentre le estati sono brevi e ben soleggiate. Durante l’inverno, le temperature raggiungono i -45° mentre in estate si oscilla fra gli 8° e i 16°.

Il termine taiga viene da Tajgà, nome russo con probabili origine turca.

MATTIA

LA FORESTA PLUVIALE

La foresta pluviale è una foresta che si trova nella zona torrida della superficie terrestre. Le foreste pluviali o equatoriali sono nelle zone intorno all’Equatore dove il clima è molto caldo e anche tanto umido a causa delle notevoli precipitazioni.

Il termine pluviale viene, infatti, da “pioggia”. Le temperature elevate e le abbondanti piogge fanno sì che nella foresta pluviale la vegetazione cresca rigogliosa. La foresta pluviale è caratterizzata da alberi sempreverdi ce ne sono di dimensioni altissime, che possono raggiungere anche fino a 80 metri di altezza e altri più bassi. E’ presente un fitto sottobosco formato da arbusti, felci ed erbe. Tipiche di questa foresta sono liane, grandi corde legnose che fanno presa sui rami e sui tronchi degli alberi.

Nella foresta pluviale vivono animali di dimensioni modeste: scimmie, serpenti, pappagalli, insetti. Alcuni sono anche portatori di malattie: la mosca tse-tse provoca la malattia del sonno, la zanzara anofele causa la malaria.

Le foreste pluviali si trovano:

  • nell’America Meridionale lungo il Rio delle Amazzoni dove si trova la più grande foresta equatoriale, la foresta amazzonica. Essa occupa più del 7 % della superficie terrestre;
  • in Africa, lungo il fiume Congo- Zaire
  • in India, e nel sud-est asiatico
  • nella zona settentrionale dell’Australia.

Le foreste pluviali hanno notevole importanza per la superficie terrestre: attraverso il processo di fotosintesi clorofilliana assorbono grandi quantità di anidride carbonica e producono ossigeno.

DANIELS

LA FORESTA TEMPERATA

Le foreste temperate decidue sono diffuse in tre fasce principali: in Europa, In Asia orientale, nell’America settentrionale. Queste foreste sono separate da migliaia di chilometri, sono simili, non solo per l’aspetto ma anche per le specie di piante che ci sono.

La foresta temperata possiede due strati di vegetazione: gli alberi più alti hanno la volta a circa 15-30 metri di altezza e al di sotto di questa si trova uno strato di arbusti e alberelli a circa 5-10 metri. La flora a terra è molto rigogliosa: felci, muschi e licheni in particolar modo nelle zone di piovosità…. Gli alberi principali di questo bioma sono: faggi, aceri, querce, pioppi, noci, tigli, castagni, betulle, olmi e, in America anche liriodendri.

Vi è un numero limitatissimo di mammiferi. Durante l’autunno gli animali di questo bioma si alimentano e raccolgono provviste per l’inverno; in particolare prediligono noci e semi. I frutti del melo, della rosa, del biancospino, dell’uva spina e di tanti altri, invece, tendono a maturare tutti nello stesso periodo e quindi sono utilizzati durante l’estate per accumulare grasso. Molti mammiferi e uccelli hanno escogitato numerose strategie per sopravvivere all’inverno: infatti, molte specie dormono per l’intero periodo invernale, ben protetti nelle loro tane. Alcuni animali entrano in ibernazione; la temperatura corporea cala e il metabolismo viene ridotto al minimo; le riserve di grasso accumulate sono comunque sufficienti a tenere in vita l’animale; adattano questa strategia i ricci e i topolini. Gli scoiattoli, gli orsi e i tassi, invece, durante l’inverno vanno in letargo. Altri animali, come cervi, cinghiali e uccelli cercano di sopravvivere con il cibo che trovano. Alcuni uccelli, come il cardellino, migrano più a sud.

GAIA

LA TUNDRA

Quando si parla di tundra ci si riferisce ad un’ampia formazione vegetale, che è comune delle regioni subpolari. Maggiormente caratteristico della tundra è la quasi totale assenza di piante. L aspecie erbacee è infatti ostacolata dalle bassissime temperature e dalla brevissima stagione primaverile-estiva.

Tuturia termine lappone da cui deriva la parola tundra, significa pianura senza alberi. Comunemente la tundra confina a nord con : i ghiacciai perenni e a sud con le foreste della Taiga.

Il clima che caratterizza la tundra è estremamente freddo. Gli inverni sono lunghi e le estati praticamente inesistenti. Le temperature possono calare anche al di sotto di -50°, nella stagione temperata. Le temperature non superano comunque i 10°.  Si tratta di un ambiente generalmente poco piovoso e le precipitazioni si presentano durante la breve estate.

Gli animali presenti sono: le renne e i caribù, le alci, le volpi polari e gli orsi grizzly. A grande sorpresa nella tundra anche l’avifauna è ben rappresentata. Essendo un’estensione della vegetazione polare, la tundra è composta da licheni e muschi, caratterizzata dalla quasi totale assenza di arbusti. Solo nelle zone asciutte cresce qualche sempreverde nano particolarmente resistente, che non supera i 2metri. Ne sono come esempio i salici decidui o le betulle. La tundra e caratterizzata dalla presenza di Ciperacee, Graminacee e Giunacee.

MICHELLE

GIORNO DELLA MEMORIA

GIORNO DELLA MEMORIA

 

CLASSE prima e seconda

Le parole e le immagini che abbiamo “catturato” dalla lettura del libro “Otto autobiografia di un orsacchiotto”, in occasione della giornata della Memoria.

 

 

CLASSE terza e quarta

Vera non riesce a capire perché è rinchiusa con la mamma e le sorelle Anna e Sara in un enorme campo, circondato da reti e pieno di soldati cattivi.

Dal suo arrivo il vento soffia gelido, la neve cade fredda, la terra pare di ghiaccio ed è per questo che Anna si ammala.

Allora Vera prova a chiedere aiuto, ma ottiene solo di essere presa in giro e derisa.

Alla morte della sorella, ogni notte Vera sogna di donare un pezzettino del suo grande cuore a quei soldati dal cuore freddo. Il suo è un cuore che scalda, che scioglie il gelo: più viene donato, più cresce e diventa grande.

Un giorno, al risveglio, come per magia i nazisti non ci sono più.

Degli “angeli” in divisa stanno caricando tutte le persone del campo su dei camion e li portano fuori, verso la libertà. Vera è convinta che sia stata Anna a chiamarli e per lei inizia un’altra vita, una vita vera assieme alla sua famiglia.

Finalmente su quel campo tornano a sbocciare i fiori!

 

CLASSE quinta

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

                                                                                                                                       Primo Levi

 

 

 

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